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 Teatro e Intrattenimento [ it ]   Viewed Times [2129] - Update 12 June 2011 - h 03:47:08
 
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”LA SCATOLA E' AZZURRA - QUESTA E' LA REGOLA”

 
Quando la nostra volontà si piega ad un potere superiore
Caterina Murino sara' una cinica conduttrice tv nella piece 'La scatola e' azzurra, Questa e' la regola' (prodotto da Giuseppe Milazzo Andreani e Christian Marazziti ) che verra' rappresentata mercoledi' 15 al Teatro Ghione di Roma. L'opera teatrale, che potrebbe diventare presto un film, parla di tortura partendo dall'esperimento di Milgram, psicologo Usa che nel 1961 dimostro' il sottile meccanismo che regge ogni forma di vessazione e di conseguenza l’annullamento dei propri valori etici e culturali in nome dell’obbedienza ad un’autorità riconosciuta.
Lo spettacolo, finalista al Napoli Drammaturgia Festival e patrocinato da Amnesty International, andra' in scena anche a settembre (esattamente l'11) al Festival dei Diritti Umani di Pomezia. ''Saro' una conduttrice cinica di reality. Mi sono un po' ispirata a Simona Ventura, ad Antonella Clerici, a Barbara D'Urso prendendo, da ognuna di loro, qualcosa'' dice la Murino.

''La piece - spiega il regista Silvio Romano che ha gia' nel cassetto pronta una sceneggiatura per farne un film -, e' la storia di due trentacinquenni che si ritrovano in un interrogatorio, uno come carnefice e l'altro come vittima. Ora pero' questi due personaggi si sono incontrati, anni prima, in un reality che si ispirava alla teoria di Milgram''.
Lo psicologo americano Stanley Milgram negli anni 60 tentò di comprendere e spiegare, attraverso un esperimento sociale, i comportamenti che inducono un soggetto ad obbedire agli ordini di un’autorità in violazione dei propri principi etici e morali.
Come e perché gli esseri umani si pieghino alle barbarie della tortura è un tema al centro delle preoccupazioni della nostra epoca, entrare nelle dinamiche dell’interazione vittima e carnefice è la sfida di “La scatola è azzurra” per aiutarci a riconoscere i pericoli dell’obbedienza e i limiti dell’umano.

''Ho cominciato la mia carriera cinematografica - dice ancora la Murino visibilmente commossa durante l'incontro stampa  - proprio affrontando un ruolo in cui era protagonista la tortura (si trattava di Nowhere diretto da Sepulveda). E quindi sono piu' che sensibile rispetto a certi argomenti. Quel film - aggiunge - mi e' rimasto dentro anche se sono passati ben dieci anni''. All'attrice, nata a Cagliari nel 1977, sembra non manchino gli impegni lavorativi. Intanto c'e' un suo film al Fantafestival, ovvero il thriller italo-canadese 'Die' ''in cui faccio una singolare investigatrice, unico essere vivente in un mondo di morti''. Poi a settembre-ottobre parte la serie-tv 'Zen' per la Bbc ''in cui interpreto una segretaria di un prefetto che dovrebbe uscire anche su Canale 5 a settembre-ottobre''. In uscita poi, su Sky, la serie americana '13', gia' trasmessa in Francia.
Il fatto che la bond girl sarda lavori piu' all'estero che in Italia e' solo un caso: ''In realta' rifiuto molti copioni che mi vengono sia dall'estero che dall'Italia. Essere coinvolta per me significa solo trovare una sceneggiatura interessante. Tutto qui.''.
'La scatola azzurra' (ovvero la televisione) che ha nel cast, oltre la Murino, Christian Marazziti (uno dei protagonisti insieme a Matteo Branciamore, nel film, “Cinque”, diretto da Francesco Dominedò), Alessandro Lucente, Pierpaolo Camplone e Maurizio Greco, si avvale anche del sostegno del RCT (Rehabilitation and Research Centre for Torture Victims), l'organizzazione mondiale per la ricerca e la cura degli effetti della tortura con sede a Copenaghen. Le musiche sono invece a cura di Max Gazze' che durante la presentazione ha detto 'Il cinema mi piace molto, ma la musica mi impegna troppo per poter pensare ad altro. Certo l'esperienza di 'Coast to Coast' e' una cosa che mi piacerebbe ripetere''. Gazze' ha scritto per questo lavoro una canzone dal titolo Corri sotto il letto ''che non e' altri che il luogo della paura per eccellenza''
E adesso veniamo alla trama. Alfonso lavora al Nuovo Rettorato per la Cultura Nazionale, al famigerato Settimo livello che è il luogo dove ogni rieducazione si compie, dove ogni interrogatorio si conclude, dove ogni pratica si chiude in nome della verità e del bene comune. Chiunque lo raggiunge, capisce di aver sbagliato. Spontaneamente. Ogni convinzione personale sfuma di fronte alla certezza che la ragione, il bene, individuale e collettivo, è dall’altra parte.
Nella suo ufficio una mattina entra Giulio, giovane professore universitario accusato di tradimento. Alfonso ha il compito di valutare i crimini ideologici contro il governo e assicurare un futuro radioso al paese, profondamente convinto della valenza sociale del proprio ruolo e motivato al mantenimento dello status quo, nel ruolo del carnefice; mentre Giulio è un tranquillo docente di storia contemporanea, amato dai suoi allievi ai quali insegna valori come la libertà della cultura e l'indipendenza del sapere da ogni forma di ingerenza dello Stato ma ingenuamente inconsapevole della interferenza delle sue attività didattiche con le ragioni del sistema, nel ruolo della vittima..
Nel corso di un drammatico confronto, da cui dipenderà la sorte e il futuro di Giulio, a conclusione di un …”trattamento persuasivo” cui è stato sottoposto negli uffici del Ministero, i due protagonisti si riconoscono come i partecipanti ad una trasmissione televisiva realizzata vent’anni prima in cui, simulando con finalità di intrattenimento e in modalità spettacolare l’esperimento di Milgram, si rivelarono psicologicamente e motivazionalmente coinvolti in ruoli inversi: Giulio torturatore ignaro e combattuto ma tenace esecutore del compito assegnatogli, Alfonso eticamente contrario al punto da abbandonare il compito senza portarlo a termine.
Giulio firma la sua ultima deposizione e quello è il momento in cui Alfonso, che lo ha scrutato per tutto il tempo, finalmente lo riconosce: ma come? Non si ricorda dove si sono già incontrati? In uno show televisivo, dieci anni fa...
Come in un lampo, siamo catturati dal passato di Alfonso e Giulio. Li rivediamo, più giovani, come ospiti di un programma tv, che in apparenza sembra essere un classico quiz.
Ci sono delle domande, delle risposte, una pulsantiera e una cabina.
Alfonso e Giulio sono chiamati a interrogare un concorrente seduto nella cabina e a rilasciare una piccola scarica elettrica in caso di risposta sbagliata. La scarica elettrica, assolutamente non dannosa per quanto dolorosa, colpirà il concorrente, al fine di migliorarne le capacità di apprendimento.
E’ questo il tema del programma televisivo, uno show di approfondimento scientifico che non trascura lo spettacolo, così come va di moda nella televisione moderna.
E’ un esperimento sull’apprendimento e serve a valutare i meriti della punizione nel processo di studio.
Così almeno la conduttrice ed un esimio professore si affrettano a spiegare a Giulio e a Alfonso.
Quello che Giulio e Alfonso non sanno e che la conduttrice si premura di spiegare al pubblico presente è che non è la povera vittima in cabina il soggetto dell’esperimento, ma invece sono proprio i due “esaminatori”.
Già, perché quello che il programma televisivo vuole mettere in scena è il famoso esperimento di Milgram sull’obbedienza: in condizioni di pressione da parte di una autorità, quanto siamo disposti ad obbedire ad una richiesta che sappiamo essere sbagliata?
Ecco perché – esattamente come fece il sociologo Milgram nei campus americani negli anni 1960’ – esiste la messa in scena del quiz: c’è un esaminatore e un esaminato, che dovrà essere torturato in caso di risposta sbagliata. Ma il vero soggetto dell’esperimento è proprio l’esaminatore: sarà davvero disposto a schiacciare il pulsante della corrente elettrica, se così gli verrà richiesto dalla conduttrice e dal professore in studio?

Tutti noi diremmo no. Nessuno di noi sarebbe capace di scaricare della corrente elettrica su un altro uomo.
Eppure i risultati dell’esperimento di Milgram sembrano smentirci.

Ed è esattamente quello che succede a Giulio e Alfonso. Alfonso, il primo a partecipare, riesce a fermarsi quasi subito ma Giulio... Giulio no, Giulio, convinto dalla conduttrice che le scosse elettriche non sono dannose e che il soggetto che le riceve è consenziente, arriva a scaricare sulla vittima anche il colpo da 350 volt.
L’esperimento televisivo è agghiacciante ed arriva ad una sua drammatica ed ineluttabile conclusione. Giulio e Alfonso, agli opposti nelle reazioni, così come agli opposti nella situazione che li ha fatti reincontrare dopo dieci anni, si gettano fuori dallo studio a perdifiato, nella speranza di dimenticarsi quanto prima quello che hanno vissuto.

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 Teatro e Intrattenimento  Pubblicata - 11 June 2011 - h 07:46:50




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